Rendiamocene conto; se da più di un secolo i promotori dello stato sociale ci promettono più uguaglianza di trattamento fra i vari individui, essi ci hanno sempre preso per i fondelli. Ho provato ad incrociare alcuni dati statistici relativi al reddito prodotto dalle famiglie italiane negli ultimi anni (a partire dal 1991) ed è emerso che gli italiani più ricchi hanno un reddito maggiore di quello degli italiani più poveri di ben 12 volte. In pratica, il 10 percento delle famiglie italiane detiene circa il 45 percento della ricchezza nazionale; e ciò si è mantenuto costante per più di dieci anni consecutivi, durante i quali il 90 percento della popolazione italiana si è accontentata di spartirsi il restante 55 percento della ricchezza prodotta. Tra l’altro l’indice di concentrazione misurato su questi dati (senza scendere ulteriormente nei dettagli tecnici della metodologia statistica) rivela che la disparità di distribuzione del reddito è aumentata sempre di più, consolidandosi definitivamente a partire dall’anno 1993 fino ai giorni nostri.
Questo significa tre cose:
- che i ricchi sono rimasti ricchi;
- che i poveri sono sempre più poveri;
- che i risultati di questa modesta ricerca confermano quanto asserisco da tempo circa le origini delle crisi economiche dei nostri anni, le quali risiedono anche nell’ingiusta ripartizione della ricchezza nazionale, provocata dall’eccessivo interventismo statale, il quale genera, non solo il malessere economico, ma anche quello psicologico delle persone, perché il senso di ingiustizia scoraggia l’iniziativa privata e fomenta il pessimismo generale. La recessione che stiamo vivendo è iniziata esattamente come potrebbe principiare una valanga, ossia da una piccola palla di neve lanciata lungo il costone di una montagna innevata la quale, man mano che essa acquisisce velocità e metri, si ingigantisce fino a giungere a valle con le dimensioni catastrofiche di una slavina. Il punto è che a pagare i disastri saranno sempre i più deboli e ciò lo si evince già in questi mesi; infatti, i giovani italiani occupati nel 2009 sono 300 mila in meno rispetto al 2008, diventando così la causa principale del tasso di disoccupazione record dell’8,9 percento di aprile 2010, con il quasi 30 percento di giovani senza più lavoro. Considerato quanto suddetto, sono convinto sempre di più che ottenere l’uguaglianza fra la gente sia impossibile, pura illusione e che il santone di turno, il quale agita la folla declamando un simile obiettivo, sia un esaltato cronico. Se mai la meritassimo, dovremmo ambire ad una sola uguaglianza, ossia quella di avere ognuno le stesse opportunità, senza corruzione alcuna. I movimenti rivoluzionari usano il termine “libertà”, assieme alla parola “uguaglianza”, solo per sostituire la vecchia classe dirigente con una nuova. E basta.