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Auguri Presidente! Soprattutto auguri Italia! Ma rimane la delusione...
REDAZIONE - 06/02/2015 (0 utenti)
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L'elezione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, anche davanti agli schermi televisivi, ha suscitato emozione per quel senso di comunità che è nell'animo di ogni italiano. Ancora sono forti i valori di un popolo e il senso di appartenenza. Ancora è viva la speranza che l'Italia possa uscire dalla palude in cui si è cacciata. E non solo in quella economico finanziaria.
Si affollano gli auguri.
“Possa esercitare il suo alto compito specialmente al servizio dell’unità e della concordia del Paese”. È l’augurio che Papa Francesco rivolge a Sergio Mattarella. “Mi è gradito - scrive il Papa - rivolgerle deferenti espressioni augurali per la sua elezione alla suprema magistratura dello Stato italiano e, mentre auspico che ella possa esercitare il suo alto compito specialmente al servizio dell’unità e della concordia del Paese, invoco sulla sua persona la costante assistenza divina per una illuminata azione di promozione del bene comune nel solco degli autentici valori umani e spirituali del popolo italiano. Con questi voti invio a lei e all’intera nazione la benedizione apostolica”.
Anche la presidenza della Cei ha espresso i suoi auguri. “Nel salutare rispettosamente e con viva soddisfazione l’elezione di Sergio Mattarella, nel quale il Parlamento ha riscontrato le necessarie caratteristiche di ‘dignità riconosciuta e operosità provata’, esprimiamo l’augurio che il suo Alto servizio aiuti efficacemente il Paese a ritrovare la via di uno sviluppo integrale, assicurando per questo la preghiera della Chiesa che è in Italia. Possa il nuovo Presidente della Repubblica Italiana sostenere la fiducia e le attese di quanti ogni giorno si impegnano per una società più giusta e più umana”. “Confermiamo - conclude la Cei - la più leale collaborazione per la promozione dell’uomo e per il bene del Paese”.
L’Azione Cattolica Italiana “saluta con gioia e fiducia l’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica Italiana”. La nomina “ci è particolarmente cara in virtù della sua lunga militanza in Azione Cattolica, dell’affetto e della gratitudine con cui egli ha sempre guardato all’associazione”. “Nella vita personale - segnata dal martirio del fratello Piersanti per mano della mafia - come nell’impegno politico, Sergio Mattarella ha dimostrato serietà, competenza e integrità morale. La lunga esperienza a servizio delle istituzioni garantisce che egli saprà interpretare con imparzialità e correttezza il ruolo di garante della Costituzione, degli alti valori e del complesso di diritti e doveri che sono fondamenta della nostra comunità nazionale”.
La presidenza di Ac aggiunge: “Siamo certi che Sergio Mattarella, da Presidente di tutti gli italiani, saprà esercitare la necessaria azione di garanzia e di stimolo presso Governo e Parlamento: occorre infatti dare risposte alle vecchie e nuove povertà messe in luce dalla crisi economica, e intraprendere quel rinnovamento morale - tante volte invocato anche dal Presidente uscente, Giorgio Napolitano - che è strada irrinunciabile per risanare il rapporto tra cittadini e istituzioni, e per garantire l’unità, la pace, la vitalità sociale, economica e culturale della nostra Italia”.

Accanto agli auguri non possiamo però nascondere la delusione e la rabbia nei confronti della classe politica.
Questi passaggi storici ci esaltano, ma non cambiano la vita immediata di milioni di cittadini che, traditi e dimenticati nei fatti dalla politica e dallo Stato, continuano a fare i conti con una criticità grave che impedisce una minima sopravvivenza dignitosa. Sono tanti, nelle nostre famiglie e nei nostri quartieri, quelli che non possono pagare le bollette, che non comprano i libri scolastici, che segretamente chiedono aiuto alle Caritas, che non possono sottoporsi a cure essenziali, men che meno che possono offrire ai figli possibilità ulteriori di crescita (palestra, musica, teatro...). Troppi i 30, 40, 50enni, con moglie, figli e casa a carico, che hanno perso il lavoro e hanno bruciato i risparmi. E questo mentre chi governa prosegue indisturbato nei giochi di palazzo, avendo garantito un superstipendio ed una superpensione a vita. Pagata da tutti noi.
Per questo quel centinaio di schede bianche, da ovunque provengano, sono scandalose! Il quarto scrutinio, per quanto risultato strategicamente vincente, è scandoloso (si poteva convergere già prima e sarebbe stato più significativo)!
Da questo punto di vista e pur riconoscendo altri limiti, va dato merito a Matteo Renzi perchè cerca in ogni modo di non trascinare le cose, di non perdersi nei paludamenti di colleghi più anziani che dicono tutto e il contrario di tutto, pur di non rimetterci niente come persone e come partiti. Può essere letto come decisionismo o autonomismo o scarsa democraticità, ma abbiamo visto quali sono i risultati di chi si perde nelle parole, nel dire tutto e il contrario di tutto. Abbiamo visto politici responsabili di gravi errori politici che galleggiano e sopravvivono nelle sedi di partito e nei salotti televisivi pretendono di avere soluzioni chiavi in mano.
Ogni perdita di tempo per fare il tira e molla tra gli equilibri degli schieramenti è scandaloso. Continuare a parlare di riforme, tanto chi governa quanto chi si oppone, e arrestarsi un passo prima per i dolori di pancia a destra e e sinistra, è scandaloso.
Non sono discorsi da bar o da sala da barba. Anzi sì! Perchè lì si coglie la portata delle situazioni e sono quelli i posti che i politici devono frequentare per recuperare il contatto con la gente. Servono gesti forti. Servono scelte personali controcorrente. Papa Francesco insegna.
Al presidente Mattarella chiediamo di essere presidente di tutti, ma a fianco degli ultimi, spronando i primi.
Osiamo chiedere a lui, perchè sia di esempio agli oltre mille parlamentari e a tutti gli altri politici regionali, gesti forti anche sul piano personale, rinunciando a benefici di sorta e accontentandosi di un dignitoso stipendio di pubblico dipendente.
Non sarebbe ridicolo o scandaloso, piuttosto il segno di una politica che deve tornare ad essere servizio.

Luigi Sparapano


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